Interno giorno – cucina – una coppia adulta e un ragazzo sono seduti intorno a un tavolo – c’è del cibo sui piatti.
La televisione accesa è sintonizzata sul tg regionale e passa la notizia di una rissa con accoltellamento davanti un bar a Mondello la sera prima.
Figlio
Io l’ho vista in diretta, ero nel palazzo del bar. Appena abbiamo sentito casino ci siamo affacciati e l’abbiamo filmata, nel frattempo sono arrivate volanti della Polizia e ambulanze. Sappiamo che una ventina di ragazzi dello Zen avevano accerchiato un motorino su cui alcuni di loro si erano seduti e quando i due ragazzini proprietari del motore gli hanno detto di alzarsi hanno innescato la rissa. Credo che i coltelli li avessero anche i due più piccoli e che li hanno tirati fuori per intimorire i bulli, ma che gli altri li hanno sopraffatti subito.
Mamma
In questi casi è inutile fare i cretini, in due contro venti teppisti malacarne. Uno si allontana e chiama la Polizia…
Papà [rivolto al figlio]
Non ti azzardare, così poi ti seguono e accoltellano anche te.
Figlio
Infatti, mamma, cosa credi che se chiamo la Polizia dopo non mi vengono a pescare e non mi massacrano? E la Polizia arriva dopo mezz’ora e certamente non li mette in galera per essersi seduti su un motorino. Al massimo gli chiedono i documenti.
Mamma
Se tu non fai capire che stai chiamando la Polizia non ti vedono nemmeno. E poi cosa vuoi fare? Gli dai le chiavi del motorino?
Papà [rivolto alla mamma]
Certo, lo seguono e lo massacrano. Deve andarci con garbo e chieder loro di alzarsi dal sellino per farli andare via.
Mamma [che comincia ad alterarsi, rivolta al figlio]
Senti, facciamo una cosa, ora ti faccio un fondo cassa, così, se dovesse accadere, puoi anche offrirgli il gelato per non offenderli.
Figlio [col punto interrogativo disegnato sugli occhi]
Ma che vuoi dire?
Papà [rivolto al figlio]
Niente, non ci badare è ironica. Tu comunque stai alla larga.
Figlio
Del resto a me non può capitare (l’invincibilità dei diciannovenni. N.d.a.), perché io non vado in questi posti mal frequentati.
Mamma [rivolta al figlio, palesemente alterata]
Ma erano davanti Latte Pa, un posto dove puoi andare a prendere il gelato. E poi tu non eri da un’amica in quel palazzo? E se lasciavi il Liberty giù e succedeva quando te ne volevi andare?
Figlio [con aria di sufficienza]
Tanto io non lo avrei mai lasciato davanti a un locale dove di sera c’è casino.
Papà [rivolto al figlio]
Hai fatto bene. Se dovesse capitare allontanati.
Mamma [fuori dalla grazia di Dio]
Se una cosa è sbagliata e non puoi risolverla DEVI rivolgerti alla Polizia. Quante volte mi sono esposta io? In prima persona, senza minimamente temere ritorsioni e pronta ad affrontare anche lo scontro fisico.
Figlio [rivolto alla mamma]
Ma che c’entra? Non è che picchiano una signora!
Mamma [rivolta al figlio e pronta ad alzare le mani]
Io il mio primo scippatore l’ho buttato giù dal vespino che avevo quindici anni. Che dici? Ti ricordi quando abbiamo fatto prendere i ladri nel parcheggio motori davanti Grande Migliore? E io avevo te di cinque anni in braccio…
Papà [rivolto al figlio]
Tu, comunque, non lo fare.
Figlio [rivolto al padre]
Non ci penso proprio.
[...]
La mamma si alza. Sbuffando. Pensando allo zio Cesare, adorato, morto ammazzato da Leoluca Bagarella su ordine di Luciano Liggio, che non si sarebbe mai piegato, e che ha cercato di infonderci i princìpi per cui la prepotenza, l’arroganza, la tracotanza non sono che aspetti della Mafia, che non devono MAI essere assecondati né subìti. E che accettare passivamente non fa che dare potere a questi teppisti da quattro soldi che si esercitano su due imbecilli che, mi domando e dico, com’è che avevano un coltello in tasca se figli della buona borghesia cittadina?


E anche sceneggiato! Brava picciotta!