Il re è nudo

Avete fatto caso al servilismo verso chi è popolare? Tutto ciò che viene proposto da un personaggio di moda va assecondato.

Avete notato come in alcuni gruppi Facebook in cui si propone qualcosa tutti debbano fare grandi complimenti e nessuno può, onestamente, dire la propria se questa opinione va controcorrente?

Ecco, io, in questo periodo, vedo il Re nudo, o, come la pecora nera, sfido il sentire comune.

Capitolo uno:

Per ora impazza una acidissima signora torinese, avanti con gli anni, (peraltro a me molto simpatica), che ha un bell’atelier di vestiti, camice, pantaloni, giacche, di grande qualità.

                     

Girano, continuamente, dei brevi reel in cui la figlia le fa alcune domande, che sembra siano formulate dalle ammiratrici, dove le si chiedono dei consigli. E lei, sempre incazzata, stizzita e altera, risponde che ognuno può fare quel che vuole ma che per lei fanno schifo tutte! Ora, lei vende anche dei capi molto belli, ben tagliati e di ottima fattura, solo che per me ha un problema.

È tutto rigorosamente nelle nuance del grigio e del nero.

               

Ogni tanto ci scappa qualcosa di blu, con camice bianche di tutte le fogge. Con grandi critiche a una che le domandava se le piaceva il color “biscotto”. E giù una filippica su quanto fosse brutto e detestasse quel colore. E poi niente forme: gonnelloni, pantaloni larghi, vestiti a campana e giacche dritte. La mortificazione totale della femminilità. Però, siccome ha un tono stentoreo e degli occhi fiammeggianti mentre asserisce che questo è lo chic tutte la osannano. Davanti a una sua “vetrina” (appende gli abiti con malgarbo su una parete del negozio, corredati da scarpe stringate e basse) ho osato commentare che mi sembrava una sfilata di Amish senza le cuffiette bianche (mi secca spiegarvi chi sono gli Amish, andateveli a cercare su Google).

             

Sono stata sbranata (oltre però a moltissime faccette ridenti) perché non sono in grado di capire qual è il vero STILE.

Capitolo due:

Ho fatto parte di un gruppo Facebook in cui si pubblicavano le proprie tavole apparecchiate.

Ci sono rimasta due mesi. Poi sono fuggita. C’erano delle regole: niente piatti di plastica o tovaglie di carta, niente buffet o cene in piedi. Era proprio l’elogio dell’apparecchiatura e della disposizione di stoviglie, posate e bicchieri uniti a tutto quanto può adornare la tavola, dai fiori ai segnaposti.

Purtroppo si è rivelato un circo. Una iscritta, in particolare, che poi ho visto sul suo profilo, si definiva una specie di “interior design”, addobbava la tavola con oggetti improbabili e orrendi, di un pacchiano stratosferico, oltreché assolutamente inutili al pranzo (una volta poggiò, fra i piatti, un orologio di ceramica bianco, tipo cucù, di quelli un po’ shabby, con il colore come dato male).

Quando le chiesi che ci faceva un orologio a tavola mi rispose piccata che era un oggetto a cui teneva e quindi lo metteva dove le pareva! Non si comprende come l’eleganza e lo stile sono sinonimi di “Less is more”. Mai strafare!

                       

È di Terrasini ed è arrivata ad apparecchiare sul lungomare, portandosi da casa l’occorrente, cioè sedie, tavolo, tovaglia e stoviglie. E tutte “Ma che bel posto, hai una vista stupenda”, mentre io domandavo “Ma il comune di Terrasini ti consente di apparecchiare per la strada?”.

                             

Un’altra apparecchiatura la fece, poggiando solo una tazzina del caffè, con strani vasetti e bricchi, all’interno di una finestrella (suppongo del bagno) sol perché aveva un rivestimento di mattonelle siciliane.

Uno dei suoi post faceva vedere un piano cottura con sopra una teiera d’argento con dei fiori e accanto una poltroncina rococò, che se ti ci schizza l’olio di frittura la butti! Io in questi casi cerco di sputtanare la persona spiegando che non stiamo partecipando a un concorso per vetrinisti ma che dovremmo postare solo foto di tavole in cui poi abbiamo REALMENTE mangiato. Ma la maggior parte delle partecipanti invece cinguettavano estasiate. E anche la tavola apparecchiata da un bambino di tre anni con le posatine di plastica giocattolo diventava una meraviglia, espressione dell’amore del pargolo per la mamma e niente ci fa se faceva schifo a vederla.

La suddetta vetrinista di Terrasini è iscritta a tutti i gruppi FB in cui compare la parola “Tavola” e posta le sue improbabili apparecchiature, mescolando fantasie di tovaglie, colori, piatti di tipo diverso, bicchieri di colorature improbabili, con un risultato assolutamente orribile che farebbe gridare anche un cieco, ma, purtroppo, trova sempre qualcuna che le fa i complimenti, senza che gli amministratori del gruppo la stoppino. Così mi è passato il prio pure di condividere quello che faccio…

Ma perché per un “mi piace” si vende l’anima al diavolo e nessuno è capace di dire la sua senza spaventarsi della NON approvazione del “popolo”?

 


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Geraldina 
Piazza
Giornalista. Mi occupo di Uffici Stampa di Sport, Cultura e Spettacolo. Accompagno tutti gli articoli con le mie fotografie. Insofferente agli uffici e ai “Capi” sono freelance e lavoro a richiesta! Scopri di più  ->
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