Classe 2° I – Liceo Classico Statale G. Garibaldi

Eravamo una classe affiatata e casinista. Io conducevo la speciale classifica assenze ingiustificate con largo vantaggio.

Quell’anno, a causa del crollo del tetto dell’ultimo piano, furono rimediate delle aule a piano terra. A noi toccò l’aula di fisica. Avevamo dei lunghi banchi a otto posti a scala, come all’università. La cattedra era un imponente tavolo di marmo con, a un estremo, un lavandino. Cosa che suscitò non poca perplessità.

Eravamo a una punta della “C” della scuola e, accanto alla nostra porta, si apriva un’uscita sul grande giardino di Villa Gallidoro che ci metteva in comunicazione con l’edificio della palestra e la bella costruzione che ospitava la scuola media.

L’unica pecca, in quest’aula che ci permetteva una totale anarchia di movimento, era che non si sentiva il suono della campanella, cosa che mi invogliò a portare da casa una grossa sveglia azzurra che tenevo in bella mostra su un armadio vicino il mio posto e che caricavo dopo ogni ora.

Era ormai diventata una consuetudine anche per i professori consultarla con gli occhi per regolarsi sulla durata della lezione, ma che costringeva me, che andavo a scuola spesso in bicicletta, una volta finiti i soldi della paghetta e rimasta a secco di benzina nella vespa, a caricarmi di un grosso ingombro. E se per caso decidevo di non portarla perché, ad esempio, avevo il vocabolario per la versione, era sicuro che mi prendevo un cazziatone.

Ma la cosa più bella era l’inizio delle lezioni. Non passava giornata che, appena arrivava Nico Chinnici, ora serio e compassato avvocato, si iniziasse da “Banana Boat”.

Si sistemava con una matita a mo’ di bacchetta da direttore d’orchestra davanti il tavolo di marmo e ci dava l’inizio:

Day-o, day-o
Daylight come and we want go home
Day, is a day, is a day, is a day, is a day, is a day-o
Daylight come and we want go home

Work all night on a drink of rum
(Daylight come and we want go home)
Stack banana ‘til the morning come
(Daylight come and we want go home)

Come Mister tally man, tally me banana
(Daylight come and we want go home)
Come Mister tally man, tally me banana
(Daylight come and we want go home)

Va da sé che lui cantava l’inciso e noi rispondevamo col coro.

È stato veramente un bel periodo. Felice.

E mi dispiace che ci abbia lasciato un colosso come Harry Belafonte.


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Paolo Sbacchi
Paolo Sbacchi
Ospite
25/04/2023 21:15

brava!

Angelo Scuderi
Angelo Scuderi
Ospite
26/04/2023 06:58

Indimenticabile sveglia che ci accompagnò anche l’anno successivo nell’aula del primo piano. Vogliamo ricordare chi non cantò neanche una volta o soprassediamo in onore alla sua magistrale carriera?
Ps- il registro di classe si riferisce all’ultimo anno, nell’aula di fisica trascorremmo il penultimo. Quell’anno c’erano ancora De Luca, Lo Curto e Lauria. E Di Palermo si aggiunse nel 1976-77.

Geraldina 
Piazza
Giornalista. Mi occupo di Uffici Stampa di Sport, Cultura e Spettacolo. Accompagno tutti gli articoli con le mie fotografie. Insofferente agli uffici e ai “Capi” sono freelance e lavoro a richiesta! Scopri di più  ->
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